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Il significato di welfare, la storia e l’uso del termine

Oggi si parla tanto di welfare e welfare aziendale ma spesso si finisce per dare a queste espressioni un significato approssimativo o non del tutto corretto.
In linea generale con il termine “welfare” si intende “benessere”, ovvero tutte quelle prestazioni rientranti nell’ambito della tutela della persona che in una società si attivano quando un cittadino o un lavoratore cadono in malattia, sono vittima di infortunio, invalidità, disoccupazione e vecchiaia, o nel caso del lieto evento di una maternità.

Nel dizionario del welfare ci sono diverse definizioni e declinazioni: da welfare pubblico, a welfare sussidiario, a secondo welfare, welfare occupazionale, fino ad arrivare al welfare aziendale.

Significato di welfare: l’origine di questa parola inglese

welfare

Il termine “welfare” è inglese ed è stato coniato subito dopo la Prima Guerra Mondiale proprio in Gran Bretagna, dove lo Stato andava “ricostruito”. Proprio in questo contesto nasce il termine “Welfare State”, “Stato del benessere”, utilizzato per indicare che la sicurezza e il benessere sociale ed economico dei cittadini erano responsabilità dello Stato.

Questo impegno si è tradotto, nel corso del tempo e nei diversi paesi, in un insieme di politiche pubbliche di assistenza e protezione sociale, volte a erogare servizi e benefici, per tutelare i cittadini dai rischi derivanti dall’assenza di reddito.

Dal Welfare State al welfare aziendale

Il welfare pubblico viene definito anche “primo welfare” e al suo interno rientrano tutte le misure e gli interventi pubblici e statali.

Nell’ambito della grande categoria del welfare, rientra anche il “secondo welfare”, così definito per distinguerlo dal “primo”. Quest’ultimo comprende tutte le misure e gli interventi non statali, erogati da una molteplicità di attori privati del mondo profit e non-profit.

E’ all’interno del secondo welfare che trova spazio il welfare aziendale ovvero una serie di benefit e di prestazioni erogati dalle aziende ai propri dipendenti che supera la componente monetaria della retribuzione e che ha, come fine, quello di sostenere il reddito dei dipendenti per migliorarne la vita lavorativa e privata.

In Italia, prima della Legge di Stabilità del 2016, il welfare aziendale era concepito esclusivamente come un atto volontario e unilaterale, ovvero era concesso dal datore di lavoro senza alcun obbligo di natura legale, contrattuale o regolamentare per quest’ultimo.

Oggi il welfare aziendale può essere concesso anche in modo unilaterale ma con soglie di deducibilità dal reddito d’impresa molto basse e limitanti. La normativa fiscale prevede invece la piena deducibilità solo se il welfare aziendale è di tipo “obbligatorio”, ovvero concordato tramite contrattazione sindacale o tramite regolamento aziendale, che però abbia la caratteristica di impegnare in modo strutturale e vincolante il datore di lavoro.

Le imprese erogano il welfare con gli obiettivi, da un lato, di incrementare la soddisfazione dei lavoratori, migliorare il clima aziendale e fidelizzare i dipendenti, dall’altro, di migliorare l’immagine aziendale e aumentare l’attrattività verso potenziali nuovi collaboratori.

Inoltre, come anticipato in precedenza, se l’impresa eroga il welfare aziendale come previsione di natura contrattuale e non unilaterale, esso è soggetto alla piena deducibilità dal reddito d’impresa. Ma non finisce qui.

Grazie alla normativa che ha debuttato nel 2016 la somma di welfare aziendale ricevuta dal lavoratore è totalmente detassata, sia per il lavoratore, sia per l’azienda anche da un punto di vista contributivo. In altre parole 100 Euro di welfare aziendale sono 100 Euro netti in tasca al lavoratore e sono pari ad un costo di 100 Euro, detraibili, per l’azienda. Se al contrario questi 100 Euro venissero conferiti come normale retribuzione si trasformerebbero, invece, in un costo di circa 120 Euro per l’azienda.

Tutto ciò è possibile rispettando la condizione fondamentale e principale che è la seguente: questo valore non può essere fornito in forma monetaria ma deve essere conferito in forma di servizi finiti: un’assicurazione sanitaria, un contributo previdenziale, il rimborso di una retta scolastica, un viaggio, un servizio di lavanderia aziendale, un abbonamento in palestra e così via.

Le categorie di prestazioni di welfare

Salabam offre i suoi servizi di online travel booking all’interno di tutte quelle piattaforme web che negli anni sono nate per supportare le aziende nella distribuzione, ai loro dipendenti, dei servizi inclusi all’interno dei propri piani welfare.

I servizi di viaggio e per il tempo libero, per alcuni anni considerati quasi delle forme di welfare di bassa categoria, si sono invece affermati sulla spinta delle scelte dei lavoratori delle aziende. Questo sembra dimostrare che viaggi e tempo libero, lungi dall’essere considerati come elementi di consumo voluttuario ed inessenziale, rappresentano sempre di più elementi fondamentali per il benessere delle famiglie contemporanee e delle persone in generale anche in momenti di crisi economica e difficoltà. E forse, in fin dei conti, non è poi così paradossale.

Il servizio fornito da Salabam consente ai lavoratori delle aziende convenzionate di acquistare voucher e, poi, prenotare viaggi in tempo reale con un addebito diretto del valore sul proprio conto welfare.

Salabam fornisce un servizio online con elevati standard di usabilità, anche da mobile, adatti anche a quei dipendenti aziendali che sono meno abituati a fare acquisti online. Con i suoi 450.000 hotel, bed&breakfast e appartamenti in Italia e nel mondo, Salabam lascia al lavoratore la possibilità di scegliere quando prenotare e quando viaggiare nell’arco di 12 mesi dall’acquisto.