Approfondimenti e
tutorial sul welfare
aziendale, il marketing,
incentive e concorsi

Iscriviti ora. Se vorrai potrai cancellarti con un click

Ho letto ed accettato i termini e condizioni e la privacy policy

residui piani welfare

I residui dei piani welfare: come possono essere gestiti

I servizi erogati mediante welfare aziendale, quindi i premi e gli incentivi, così come avviene normalmente per diversi altri bonus e servizi, hanno una scadenza. Il proprio credito welfare, quindi, deve essere speso entro un certo periodo di tempo che, in genere, è stabilito nell’apposito piano. Diversamente si dovranno gestire i residui del piano welfare.

Residui piani welfare, come possono essere gestiti

Oggi, grazie alla loro diffusione sempre maggiore, i servizi di welfare vengono erogati con grande frequenza dalle aziende ai dipendenti mediante il conto welfare, un conto virtuale gestito da una piattaforma online.

All’interno della piattaforma viene caricato il credito che il dipendente può liberamente spendere in beni o servizi che fanno parte del paniere di benefit messo a disposizione dall’azienda. Nonostante la facilità di fruizione del credito welfare, però, capita che alcuni dipendenti non fruiscano del proprio credito entro i termini previsti. Cosa accade in questo caso? Come possono essere gestiti i residui piani welfare?

Se un dipendente non fruisce del suo credito welfare, o non lo spende per intero, perde il suo residuo o può sommarlo a quello dell’anno successivo?

Iniziamo subito col dire che non esiste una vera e propria normativa che regoli queste casistiche, non ancora per lo meno, quindi non si può chiarire ogni singolo aspetto o ogni singola casistica. La regolamentazione di tali casi, quindi, viene esplicitata nei singoli accordi e nei singoli regolamenti inerenti ai piani welfare aziendali.

In pratica, significa che ogni azienda può avere un proprio regolamento per quanto riguarda la fruizione dei piani welfare da parte dei propri dipendenti.

ogni azienda può avere un proprio regolamento per quanto riguarda la fruizione dei piani welfare Per i residui dei bonus welfare, quindi, ci sono diverse opzioni, più o meno diffuse.

Le opzioni per gestire i residui di bonus e servizi welfare

La prima opzione possibile è quella più antipatica per il dipendente: l’azzeramento del valore del proprio bonus welfare qualora non venga utilizzato entro i termini di scadenza indicati sul piano aziendale. In questo caso, il dipendente che non utilizza tutto il suo credito entro i limiti di tempo vedrà azzerato il suo credito. Funziona un po’ come le raccolte punti della maggior parte dei supermercati o dei crediti telefonici prepagati, se non vengono utilizzati non possono più essere fruiti.

Il valore non utilizzato, però, può essere anche trasferito all’annualità successiva, in tal caso il dipendente potrà fruirne per intero e senza alcuna decurtazione. In questa seconda modalità il dipendente non solo non subisce danno alcuno, ma può accumulare valore per poter acquistare col suo credito welfare un servizio o un bene di maggior valore.

In questo ventaglio di possibilità rientra anche la destinazione dei valori residui a una determinata forma di welfare, oppure, in alternativa, l’azienda può decidere di destinare la cifra stanziata al singolo per delle misure d’aiuto generiche, come per esempio gli aiuti al personale in difficoltà.

In tutti questi casi, sia che il credito non sia più fruibile alla sua scadenza, sia che possa essere cumulato, sia che possa essere destinato ad altre misure di aiuto, deve sempre esserci una specifica indicazione, chiara e visibile, all’interno del regolamento aziendale.

Vediamo adesso uno schema riepilogativo delle risorse che alimentano il conto welfare, quindi le misure che vanno a formare il credito welfare del dipendente:

Welfare on top: valore welfare messo a disposizione dal datore di lavoro al dipendente specificamente per beni e servizi previsti nell’art. 51 del TUIR; valore aggiuntivo che viene riconosciuto al dipendente che ha convertito parte del suo premio di risultato;

Welfare da CCNL: valore welfare previsto dal CCNL;

Conversion welfare del premio di risultato: valore welfare determinato dalla scelta del lavoratore dipendente di convertire tutto il premio di risultato o una sua parte ai sensi della legge 208 del 28 dicembre 2015;

Perché monetizzare i residui non è conveniente

Per quanto riguarda i piani di welfare on top, l’Agenzia delle Entrate vieta espressamente la monetizzazione dei residui, monetizzazione che invece è prevista quando ci si trova davanti a credito welfare che deriva dalla conversione in credito welfare di un premio di risultato.

L’imposta che viene applicata, in questo caso, ha un’aliquota sostitutiva del 10% se si desidera trasformare il welfare aziendale in denaro. Questo fa capire che la conversione non è conveniente né per il dipendente, né per l’azienda.

Quindi riepilogando, la gestione dei residui può avvenire nel seguente modo:

Welfare on top:

  • Destinazione a forme di welfare collettivo;
  • Destinazione a previdenza o assistenza individuali;
  • Estinzione del credito residuo;
  • Portabilità al successivo anno;

Welfare di produttività:

  • Conversione in denaro del premio di risultato residuo con aliquota agevolata del 10%.

Esistono casi aziendali in cui il credito welfare residuo viene corrisposto al momento dell’estinzione del credito welfare ma con un valore lordo pienamente tassato.

Ovviamente la scelta della gestione del credito residuo è personale nei limiti previsti da ciascun piano welfare aziendale.

Il nostro consiglio è molto semplice: meglio, se non vi è la possibilità di cumulo con quello dell’anno successivo, fruire subito del proprio credito in modo da driblare le varie ipotesi alternative che si risolvono quasi sempre in una perdita di potere d’acquisto.