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Consumi welfare

Credito welfare: come lo spendono i lavoratori italiani

La cultura del welfare aziendale e l’utilizzo di questo strumento fiscale da parte di imprese e aziende continuano a diffondersi nel mondo del lavoro italiano. Si pensi che secondo i dati di metà luglio divulgati dal Ministero del Lavoro, di 14.677 contratti di 2° livello (territoriale e/o aziendale) depositati quest’anno, ben 7.802 contengono previsioni e budget dedicati al welfare aziendale.

Oggi vogliamo gettare un faro su quello che riguarda i consumi di welfare aziendale. Vorremmo cioè farci un’idea di come i lavoratori italiani che beneficiano di misure di welfare, spendono il loro credito.

Ci viene in aiuto l’Osservatorio EasyWelfare 2019, il report pubblicato dal leader italiano dei cosiddetti provider aziendali, ovvero quei soggetti che forniscono alle aziende soluzioni di consulenza e servizi web con le quali queste implementano i loro piani welfare.

Ebbene EasyWelfare ha studiato i dati relativi a ben 382 aziende sue clienti e ha estrapolato dati molto interessanti in questo senso. Vediamoli in dettaglio.

Consumi degli utenti welfare nel 2018

La composizione complessiva dei consumi del welfare del 2018 è data dalla somma dei vari flexible benefits e dai fringe benefit. Ricordiamo che per flexible benefits si intendono tutti quei beni o servizi che le aziende erogano ai propri dipendenti in aggiunta a quella che è la loro retribuzione. I flexible benefits godono di un trattamento fiscale agevolato, infatti, dal 2016, con la Legge di Stabilità, sono stati esentati dal pagamento di tasse e contributi poiché non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente.

I fringe benefits, compensi in natura (auto aziendale, pc portatile o tablet, buoni pasto, smartphone ecc.) normalmente sono disciplinati dal contratto individuale stipulato tra azienda e lavoratore. In generale concorrono alla formazione del reddito del dipendente, fanno quindi parte della retribuzione e pertanto possono essere tassati ma, secondo l’art. 51 comma 3 del TUIR, che ne disciplina l’applicazione, la tassazione viene applicata solo nel caso in cui l’importo dovesse essere superiore ai 258,23 euro.

Fatta questa premessa possiamo vedere i consumi del welfare più nel dettaglio.

La ripartizione e i consumi del credito welfare nel 2018

Una veloce premessa a questi dati è d’obbligo: la scelta di quale tipo di misura fruire non è univoca. In altre parole il lavoratore può distribuire il budget disponibile per fruire di diversi flexible benefits oppure può scegliere di allocare una parte in fringe benefits (tipicamente buoni benzina e shop card) e una parte in flexible benefits o addirittura può anche scegliere di destinare tutto il suo credito welfare all’acquisto di fringe benefits (con il ricordato tetto dei 258 €) o solo di flexible benefits. Detto questo ecco un quadro complessivo di queste scelte.

  • Istruzione: I rimborsi per le spese di istruzione per familiari e figli, normati dall’art. 51 comma 2 lett. f-bis del TUIR, rappresentano il 32% della spesa dei lavoratori. Interessante notare come nella fascia di lavoratori tra i 40 e i 44 anni questa percentuale salga al 43%.
  • Previdenza integrativa: su questa forma di benefit, quindi versamenti volontari integrativi per il dipendente, normati dall’art. 51 comma 2 lett. h del TUIR, si concentra il 19% del budget dei lavoratori delle aziende prese in considerazione dall’Osservatorio di Easy Welfare. Tra i lavoratori oltre i 65 anni l’allocazione verso la previdenza integrativa è comprensibilmente superiore e pari al 44,9%.
    Consumi welfare

    Fonte: Osservatorio Easy Welfare 2018

  • Assistenza sanitaria: si tratta di versamenti volontari integrativi a sostegno della salute del dipendente e dei suoi familiari, normato dall’art. 51 comma 2 lett. a del TUIR. Su questa misura viene speso invece il 9% del budget, registrando un grosso calo rispetto al 2017 quando questi consumi erano al 18,6%. Il Calo è dovuto principalmente al fatto che ci sono state importanti novità interpretative che sono state fornite dall’Agenzia delle Entrate riguardo ai servizi offerti dalle casse sanitarie, con la conseguenza di una significativa diminuzione dei rimborsi sanitari. A spendere di più per l’assistenza sanitaria, con il 12,9%, sono i dipendenti di età compresa tra i 60 e i 64 anni.
  • Assistenza ai familiari: una quota molto bassa vicina all’1%;
  • Mutui e prestiti: ugualmente all’1%;
  • Mobilità: al 3%;
  • Fringe benefit: il 19% del budget viene invece riversato in fringe benefit, ex-art. 51 comma 3 del TUIR. Si tratta normalmente di buoni acquisto per prodotti di consumo o carburante nella misura limite di 258,23 euro annui. Tra i beni in natura fruibili ci sono carte prepagate, carte carburante, ma anche tablet, portatili, smartphone ecc. Quando si supera la soglia indicata dalla normativa, i beni vengono tassati per il loro valore, venendo quindi considerati parte della retribuzione.
  • Area ricreativa: queste misure includono tutti i servizi con finalità ricreativa e di benessere della famiglia quali viaggi e soggiorni, palestre, beauty farm, terme, insomma, tutto ciò che serve al dipendente per svagarsi e ritagliarsi una pausa. Questi servizi sono normati dall’art. 100 comma 1 del TUIR e registrano un positivo 17%, allorché nel 2017 avevano registrato solo un 11,7%. I dipendenti tra i 25 e i 29 anni di età hanno una maggiore propensione per questo tipo di allocazione ma la percentuale resta comunque molto alta dai 25 ai 39 anni.

Il comportamento di scelta dei dipendenti

A osservare il comportamento di scelta dei dipendenti in fatto di welfare, quindi, si possono fare alcune deduzioni. Per esempio si può notare che l’interesse per la previdenza complementare aumenta con l’aumentare dell’età. Il rimborso per le spese di educazione è richiesto a partire dai 36 anni.

Queste scelte danno un’idea di come cambino le necessità dei dipendenti a seconda delle diverse età, e questo trend viene confermato anche da un’altra ricerca effettuata da Willis Tower Watson, altro leader del settore in Italia.

Interessante anche notare come tra i diversi servizi acquistabili nell’area ricreativa a ricoprire una fetta importante sono i viaggi o se vogliamo le vacanze, esperienze percepite dal lavoratore come una spesa che ha una diretta attinenza con il benessere della sua famiglia o suo personale.

Noi, Salabam, forniamo per esempio un voucher per prenotare online viaggi o meglio soggiorni e vediamo una forte crescita degli acquisti di questi voucher sia nei mesi precedenti le vacanze estive sia a fine anno quando molti dipendenti che ancora non hanno utilizzato il proprio credito trovano utile trasformarlo in un voucher da utilizzare per un viaggio in famiglia magari in primavera o addirittura l’estate successiva.

Il nostro servizio di online travel booking, che si caratterizza principalmente per la sua semplicità e per la sua sicurezza, risponde anche all’esigenza del lavoratore di non perdere tempo in preventivi e verifiche di disponibilità. Una volta acquistato, il voucher Salabam è pronto all’uso: bastano pochi click per prenotare il proprio soggiorno tra centinaia di migliaia di hotel, appartamenti, case o B&B disponibili in tutto il mondo.