Il significato di welfare, la storia e l’uso del termine

Oggi si parla tanto di welfare, ma spesso si finisce per dare a questa parola un significato approssimativo o non del tutto corretto. Eppure l’etimologia di questa parola è molto interessante, come è interessante l’utilizzo che veniva fatto del termine prima che venisse preso in prestito dal sistema economico, quindi dalle aziende. C’è molta confusione riguardo al significato di welfare e il fatto che si tratti di un prestito, l’ennesimo dall’inglese, non facilita di certo la sua comprensione. Capita quindi di sentir parlare di welfare, ma senza che chi ne parla abbia nemmeno la minima idea di cosa la parola indichi nel suo significato originale. Vediamolo allora il significato di welfare.

Significato di welfare: l’etimologia di questa parola inglese

Prendere sempre in prestito vocaboli da altre lingue, in questo caso dall’Inglese, è un po’ come depauperare la nostra lingua della sua brillante ricchezza. La lingua italiana possiede tantissimi termini che delle volte è sufficiente solo combinare ad altri per ottenere nuovi significati, un po’ come quando si prendono dai pantaloni un po’ demodé dall’armadio e li si abbina a una giacca interessante, dando vita a un abito inedito.

Eppure, nonostante questa vastità di termini, sembra che questi non bastino, soprattutto se si tratta di indicare scoperte tecnologiche o se riferite all’ambito economico, basti pensare a spread, default, Jobs Act, insomma, a termini che da qualche hanno sono entrati di prepotenza nel nostro vocabolario. Ma che significa, quindi, welfare?

Alla lettera welfare vuol dire benessere, o stare bene. Come abbiamo già detto, il termine è inglese ed è stato coniato subito dopo la Prima Guerra Mondiale proprio in Gran Bretagna. Immagina il clima: un Paese devastato, tutto da risistemare, dove un governo laburista si impegna ad aiutare le fasce di popolazione più deboli: donne senza mariti, bambini senza padri, gente senza più una casa e senza nessun risparmio. Lo Stato andava “ricostruito”. Proprio in questo contesto nasce il termine welfare, benessere, quello stesso benessere a cui si doveva portare anche la parte di popolazione più disagiata.

Il Welfare State quini indica uno stato che si prende cura delle fasce di popolazione deboli, dove il potere politico era impiegato per garantire un reddito minimo alle famiglie, ma anche ai singoli senza essere commisurato al loro patrimonio o al valore di mercato del loro lavoro. Doveva inoltre mettere tutta la popolazione in grado di affrontare serenamente malattia e vecchiaia e aiutare chi si trovava senza lavoro. Infine doveva garantire indistintamente a tutti le migliori prestazioni possibili riguardo a una serie di servizi determinati.

Il welfare oggi

Tutto quello che è stato detto fino a ora era riferito a un periodo di tempo circoscritto al dopoguerra, fino alla caduta di tale governo, nel 1951. Oggi la parola welfare è stata rispolverata e non indica più un determinato Stato come istituzione, ma bensì uno stato sociale, assistenziale, un insieme di norme atte a appianare le disuguaglianze economiche e sociali dei cittadini e dando una certa assistenza alle fasce più deboli e povere. Per tale motivo “stare on welfare” significa ricevere un aiuto, un sostegno finanziario perché indigenti.

In Italia abbiamo preso tale termine per indicare appunto questo tipo di assistenza erogata dallo Stato alla popolazione più debole: dai pensionati ai disabili, dai disoccupati ai lavoratori dipendenti. Quest’assistenza, prima dell’introduzione del termine welfare, era chiamata semplicemente Previdenza Sociale. Oggi nel nostro Paese esiste un vero e proprio dizionario del welfare che annovera una serie di vocaboli che derivano da questo, come per esempio il welfare aziendale.

Dal Welfare State al welfare aziendale

welfareLa storia di questa parola ci mostra chiaramente che indicava comunque un tipo di assistenza, sebbene in modo differente da quello che intendiamo oggi, quando il termine viene utilizzato in ambito economico. Le politiche di welfare, che stanno finalmente trovando riscontro anche in Italia, sono divenute oggi parte integrante del vocabolario della nostra lingua, sebbene sempre di prestito si tratti.

Ma allora cosa si intende oggi con la parola welfare? Attualmente indica una serie di benefit e di prestazioni, si parla soprattutto nelle grandi multinazionali, che supera la componente monetaria della retribuzione e che ha come fine quello di sostenere il reddito dei dipendenti per migliorarne la vita lavorativa e privata.

Il welfare come incentivo e come regalo

Oggi come oggi una buona parte delle aziende ha capito che in un clima lavorativo sereno, che premia invece di penalizzare, la produttività migliora, e di conseguenza il rendimento e il fatturato stesso. Un esempio di facile comprensione è un’azienda dove tutti i lavoratori sono costretti a fare straordinari e a ricevere un salario molto basso. Come lavoreranno queste persone? Di mal grado, giusto per portare i pochi soldi a casa a fine mese.

Al contrario, un’azienda che premia i propri dipendenti migliori, che li incentiva a fare di più e che da loro la possibilità di essere sgravati da alcune incombenze, come la retta della scuola dei bambini o un corso di aggiornamento o un’integrazione sanitaria, è un’azienda dove i propri dipendenti andranno a lavorare perché credono nei valori e nella mission dell’azienda stessa, il clima sarà positivo e il rendimento assicurato.

Le migliori politiche di welfare

Ci sono ormai diverse possibilità per quanto riguarda il welfare aziendale grazie alla Legge di Stabilità del 2016 che ha introdotto diverse innovazioni. Dal premio di produttività ai regali aziendali, dai biglietti per gli spettacoli ai viaggi, tutto questo fa parte dei benefit non tassabili e che oggi sono tra i più richiesti.

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