Welfare aziendale, le scelte dei lavoratori e le influenze del mercato

Si parla tanto di welfare, ma quello di cui non si parla più di tanto sono i numeri reali. Il welfare aziendale sembra essere sempre un convitato di pietra, c’è, ma non si sa bene quante aziende lo pratichino e in che termini. Grazie a un’indagine di Easy Welfare, un provider di welfare per i lavoratori e le aziende, è ora possibile conoscere diversi aspetti di queste politiche in Italia.

Welfare per i lavoratori, in quali settori produttivi è presente

Il welfare aziendale è sempre più presente anche nel nostro Paese, ma in che modo questo è distribuito ni vari settori produttivi? L’osservatorio di Easy Welfare, che ha raccolto diversi dati, è stato in grado di elaborare un profilo di queste pratiche molto esaustivo. Il settore dove le politiche di welfare sono ormai un’abitudine è quello industriale e manifatturiero che rappresenta il 43% del campione preso in esame.

La motivazione starebbe nel fatto che il CCNL di settore ha introdotto diversi piani di flexible benefit che avrebbero un valore di circa 100 euro per quanto riguarda lo scorso anno, 15° euro nel 2018 e sono previsti 200 euro per il 2019. Basti pensare poi al settore dei metalmeccanici dove i servizi di welfare introdotti dal loro CCNL hanno finalmente soddisfatto una domanda sempre più insistente anche da parte dei sindacati.

Per quanto riguarda poi gli altri settori dove sono state introdotte politiche di welfare abbiamo un 12% rappresentato dal settore del commercio, un 9% dei servizi finanziari, così come stessa percentuale ha il comparto delle telecomunicazioni e dei media, sebbene in questo settore sia stato previsto l’introduzione del welfare. Un 8% è costituito dal comparto per i servizi e le consulenze alle imprese, abbiamo poi il 5% del settore energetico, 4% dei servizi e stessa percentuale per la ristorazione, 3% immobiliare, con stessa cifra per trasporti e logistica, 2& istruzione e ricerca e 2% sanità. Un misero 1% è degli enti pubblici.

Il sesso dei beneficiari? Un questione di mercati

Anche per quanto riguarda il welfare aziendale ci troviamo davanti a una disparità di genere che lascia intendere un’influenza dei mercati alquanto rilevante. Infatti le misure di welfare sono per il 69% indirizzate agli uomini e solo per il 31% alle donne. Ma non è solo una questione di genere, lo è anche di età, infatti sono il 65% le persone che fruiscono dei benefit e che hanno un’età attorno ai 40 anni.

Come detto questo ci offre uno specchietto esaustivo di quelli che sono i mercati, vale a dire che i lavoratori, per il 58%, sono uomini, le donne il 49% e di età compresa tra i 35 e i 49 anni.

Servizi di welfare, qual è l’importo medio

L’importo che ogni impresa stanzia per il suo paniere di welfare è ovviamente molto diversificato. Ci sono diversi fattori che entrano in gioco  questo punto, a partire dal budget dell’azienda, ma anche da quella che è la sua visioni e, soprattutto, a quelli che sono i suoi obiettivi a lungo, medio e breve termine.  In buona sostanza, ci sono aziende che decidono di puntare se non tutto, almeno molto sul welfare.

Il paniere di benefit, infatti, sta sempre più diventando una discriminante nella candidatura dei giovani talenti. Certo, qui in Italia siamo ancora molto lontani da quelli che sono i parametri esteri, la domanda è sempre maggiore dell’offerta, ma chi ha tutte le carte in regola e sa di poter scegliere, non esita a farlo e a decidere per aziende che attuano buone politiche di welfare.

Le aziende, ma questo è in generale, erogano servizi di welfare per una media di 645 euro a lavoratore, ma se si va a guardare i singoli comparti le differenze sono significative. Infatti, a investire di più nel welfare sono le aziende del comparto bancario, gli enti pubblici, il comparto assicurativo, che investono una media di 2000 euro a lavoratore.

Inoltre va rilevato che il valore del welfare aumenta con l’aumento dell’età del lavoratore, anche perché su di esso incide l’anzianità aziendale del dipendente: oltre i 65 anni di età si evidenzia un valore medio del welfare di oltre 800 euro.

Quali sono i servizi di welfare più apprezzati dai lavoratori

Fino allo scorso anno tra le preferenze dei lavoratori, per quanto riguarda i benefit a disposizione, c’era la sanità integrativa. Ora, invece, il 31% dei dipendenti preferisce selezionare un benefit nell’area dell’istruzione dei figli, ma comunque, previdenza complementare e sanità integrativa restano sul podio, rispettivamente con il 20% e il 19% delle preferenze. I fringe benefit si stabilizzano attorno al 16% mentre il 12% preferisce utilizzare voucher welfare per attività ricreative  e tempo libero.

welfare aziendal2Tra questi si trovano i viaggi. Questo è un particolare tipo di benefit perché se da una parte è vero che non ti cambia la vita, come invece potrebbe fare un corso di aggiornamento, dall’altra può comunque significare un momento di crescita esperienziale o un momento di pausa, quell’interruzione necessaria per poter poi riprendere a lavorare dando il meglio di sé.

Qui si inquadrano i viaggi di Salabam, di Marco Mazza, in un’area ricreativa che consente al dipendente di prendersi una breve pausa ma sufficiente a scoprire e rilassarsi. Con i Soggiorni Salabam si può scegliere tra oltre 400 mila strutture ricettive in tutto il mondo. I viaggi sono modulabili perché l’azienda stanzia un determinato budget e il dipendente, in base a questo, può decidere dove andare, per quanto tempo, con chi, e quando partire, e si può decidere di prenotare oggi e partire domani, si trova sempre posto!

A preferire l’area ricreativa, infine, sono lavoratori di età media attorno ai 35 anni, mentre tra i 35 e i 50 si preferisce dare la priorità alla formazione, oltre i 50 anni si predilige invece la previdenza complementare e la sanità integrativa.

A conclusione rileviamo un ultimo dato. Con la Legge di Stabilità del 2016 si è introdotta la possibilità di trasformare tutto o parte del premio di produttività in una quota spendibile in beni e servizi, in modo da non perdere la propria capacità di spesa, dato che i benefit del welfare non sono tassabili. Ebbene, il 19% dei beneficiari del premio ha scelto di convertirlo in parte o interamente in beni e servizi di welfare.

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