Welfare dizionario: una breve guida per capire il settore del Welfare Aziendale

Ultimamente si parla tanto di welfare, ma come spesso accade per i termini che vengono accolti nella nostra lingua dall’Inglese, si finisce per utilizzarli (delle volte anche bene) senza davvero conoscerne il significato. Per quanto riguarda il welfare molti hanno iniziato a prendere confidenza col termine dopo averlo sentito in TV soprattutto in riferimento alle politiche di welfare sociale. Oggi però anche la locuzione welfare aziendale è diventata di uso abbastanza comune. Ci sono, tuttavia, diversi tipi di welfare, oggi qui cerchiamo di fare un po’ di chiarezza con questo piccola guida, un mini dizionario che spiega in modo semplice i diversi significati di questo termine.

Welfare aziendale, cos’è

Prima di entrare nello specifico proviamo a fare il punto definendo quello che è in generale il welfare. Con questo termine, secondo la definizione del dizionario Treccani, si indica nella nostra lingua uno stato assistenziale, o meglio “Una serie di situazioni in cui lo Stato interviene, nell’ambito di un’economia di mercato, per garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini modificano in modo deliberato e regolamentato la distribuzione dei redditi generata dalle forze del mercato stesso, in modo da assicurare a tutte le categorie sociali (per mezzo di servizi pubblici, prestiti, benefici fiscali, controllo del mercato immobiliare e lavorativo) un tenore di vita minimo, la sicurezza di sopravvivenza in situazioni di emergenza (catastrofi naturali, guerre, e sim.) e per categorie particolarmente disagiate, l’accesso ai servizi fondamentali (istruzione e sanità), seguendo i principi dell’uguaglianza tra i cittadini e di diritto per tutti a pari opportunità.”

Noi la facciamo un po’ più semplice e definiamo welfare come un insieme di prestazioni, sia in natura che come benefici monetari, atti a soddisfare tutti quei bisogni di base che rientrano nell’ambito della famiglia, della casa, dell’infanzia e che tutelino i cittadini che si trovano in difficoltà economica per malattia, assenza di reddito, infortunio, maternità, invalidità, vecchiaia. Per ogni tipologia di situazione, quindi, esiste un determinato tipo di welfare.

Iniziamo però col dire che esistono forme di welfare pubblico e di welfare privato che a loro volta possono includere una serie di tipologie di welfare diverse in base a chi lo eroga e a chi è destinato.

Welfare sussidiario

A questa “categoria di welfare” possono essere ascritti tutti i tipi di welfare che hanno funzioni integrative o alternative del primo welfare, ovvero, del welfare pubblico e statale. Il welfare sussidiario, quindi, può comprendere sia tutte quelle forme di welfare finanziate da enti o risorse private, ma anche quelle forme di welfare erogate da da enti pubblici ed enti locali.

All’interno di questa categoria rientra poi quello che viene definito secondo welfare, così chiamato per distinguerlo dal primo welfare, cioè quello erogato da enti pubblici.

Secondo welfare

Come detto questo tipo di welfare viene chiamato in questo modo per distinguerlo dal primo, sebbene questa definizione sia piuttosto recente e non ancora perfettamente delineata. Con questo vocabolo si descrivono una serie di interventi e finanziamenti di carattere privato e che possono essere erogati quindi da diversi enti, sia no profit che profit: aziende, associazioni datoriali, imprese sociali, fondazioni bancarie, sindacati, e così via. Fanno parte  della tipologia del secondo welfare  anche il welfare contrattuale, aziendale e bilaterale.

Welfare contrattuale

Con questo termine si identifica il welfare pattuito in un contratto, collettivo o individuale. Più di frequente, però, si va a designare un welfare che si riferisce a quelle prestazioni erogate in virtù della stipula di un contratto collettivo a diverso livello. Per tale motivo anche il termine welfare negoziale viene considerato per lo più  un sinonimo di welfare contrattuale. Tutto questo genera non poca confusione, sarebbe ben più semplice parlare di welfare contrattuale collettivo e welfare contrattuale individuale.

Welfare aziendale

Questo termine è un po’ più familiare in questo ultimo periodo.  Il welfare aziendale si distingue da quello contrattuale, viene quindi designato come una serie di servizi e prestazioni erogate dal datore di lavoro ai propri dipendenti per iniziativa volontaria e unilaterale. Tale iniziativa non è negoziata con i rappresentanti dei lavoratori. Questo tipo di welfare viene anche assimilato al concetto di welfare di fabbrica o impresa, ovvero quelle prestazioni  a carattere sociale che venivano erogate durante il periodo del boom industriale in Italia.

4In seguito alla legge di stabilità del 2016 il welfare aziendale ha superato i limiti dell’unilateralità e volontarietà. Le attuali disposizioni in materia fiscale consentono di escludere dal reddito da lavoro i piani di welfare contrattati e danno, inoltre, la possibilità di dedurli dal reddito delle imprese qualora non siano, appunto, unilaterali e volontari. Nel caso di volontà unilaterale, si può tuttavia dedurre il 5 per mille delle spese totali per prestazioni di lavoro dipendente.

Si può così parlare di due tipologie di welfare aziendale, il welfare aziendale volontario, concesso unilateralmente dal datore di lavoro, e senza alcuna costrizione dal punto di vista legale, e di welfare aziendale obbligatorio, ovvero un welfare stabilito in base a un patto con i sindacati o regolamentato unilateralmente. In questo caso si può parlare anche di welfare aziendale contrattuale.

Welfare occupazionale

Con questa espressione si designa, secondo una vecchia definizione di Titmuss del 1958, “L’insieme delle prestazioni sociali erogate dalle aziende ai propri lavoratori in virtù del contratto di lavoro che lega le une agli altri.” Anche questa definizione però non sembra essere molto centrata e di facile interpretazione.

Welfare di produttività

Questa definizione, invece, è molto più semplice da inquadrare e descrive più che altro una modalità di erogazione dei benefit, ovvero dei premi, in questo caso erogati, appunto, in base al risultato raggiunto o agli utili dell’azienda.

Anche in questo caso si tratta quindi di aver capito quanto il benessere dei propri dipendenti sia direttamente proporzionale con i successi dell’azienda. Sono diversi i datori di lavoro che hanno organizzato, negli ultimi tempi, un ricco paniere di benefit.

I benefit che piacciono di più

A questo punto viene spontaneo chiedersi quali sono i regali aziendali più apprezzati dai lavoratori, sia che siano erogati come premio produzione che come regali di Natale. Tra le tante possibilità di scelta, sicuramente spiccano i benefit come prestazioni sanitarie e assicurative integrative, ma anche assistenza domiciliare professionale e, non ultimo, i viaggi.

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E se si scarica il proprio voucher stasera, domani si può gia partire.

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