Welfare aziendali: cosa sono e come usarli all’interno del ccnl dei metalmeccanici

Il welfare aziendale, dal 1° giugno del 2017 è diventato una realtà anche per il settore dei metalmeccanici. Questo viene considerato da sempre come una sorta di premio, anche se in realtà è preferibile concepirlo come un incentivo, da erogare ai propri dipendenti. Le grandi aziende d’oltreoceano hanno ormai compreso l’efficacia di questo tipo di trattamento che è una realtà da diversi anni. Nel nostro Paese siamo lontani dai numeri degli USA, per esempio, ma si sta comunque compiendo uno sforzo notevole, soprattutto nell’ultimo periodo, prova ne è questo grande passo che riguarda il CCNL dei metalmeccanici. Il fatto è particolarmente rilevante per quanto riguarda quelle che sono le relazioni sindacali, dato che i piani di welfare aziendale fanno per la prima volta il loro ingresso in un CCNL, contrattazione collettiva nazionale, dopo che erano già stati approvati in sede di contrattazione di secondo livello, quindi  per quanto riguarda i piani individuali.

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Welfare aziendale metalmeccanici

Il contratto dei metalmeccanici, e quindi anche il welfare aziendale di questa categoria, è stato oggetto di una notevole discussione iniziata il 26 novembre 2016 e con delle trattative che sono durate oltre un anno tra Federmeccanica/Assistal, Fim-Cisl/Fiom-Cgil/Uilm-Uil. Tale discussione ha riguardato in prima istanza l’accordo per il rinnovo del CCNL dell’industria metalmeccanica. Erano anni ormai che il contratto CCNL dei metalmeccanici attendeva di essere rinnovato e finalmente si è giunti a una firma unitaria di tutte le parti sociali in causa, andando così a ricucire quegli strappi che si erano creati nelle aziende e che andavano a influire sulla produttività.

operai meltalmeccanicaTante le innovazioni, ma tra le più importanti certamente gioca un ruolo centrale l’istituzione dei flexible benefits. Questi sono beni e servizi di welfare, ovvero dei regali aziendali tra cui rimborso spese scolastiche, buoni carburante, pacchetti salabam viaggi, ricariche telefoniche, buoni pasto buoni spesa per metalmeccanici e così via. In questo modo quello che era il senso primario dei  flexible benefit, cioè quello di stimolare il lavoratore e indurlo a raggiungere un sempre maggior profitto, oggi diventano un vero e proprio strumento finalizzato a sostenere i lavoratori con un minimo salario, difendendone così il reale potere d’acquisto.

In questo senso il benefit ha la stessa logica del Welfare aziendale dato che pure il benefit si può utilizzare come completamento economico con diversi vantaggi fiscali. Ovviamente la pretesa di lasciare al Welfare la soluzione di tutte le dinamiche psicosociali aziendali è un po’ eccessiva, dallo stress da lavoro, al controllo della produttività, alla comunicazione; e qui entra in gioco il flexible benefits che va invece a contenere, come se fosse un grande calderone, diversi beni e servizi  a cui il lavoratore può fare ricorso.

Accordo 27 febbraio 2017, in cosa consiste

L’accordo integrativo  del 27 febbraio 2017 ha avuto come oggetto centrale l’inserimento del nuovo articolo 17, dal titolo Welfare, all’interno della Sezione Quarta –  Titolo IV del CCNL Metalmeccanica industria. Cosa dice quindi questo nuovo articolo? “A decorrere dal 1 giugno 2017, le aziende dovranno mettere a disposizione dei lavoratori strumenti di welfare, elencati in via esemplificativa in calce al presente articolo, del valore di 100 euro, elevato a 150 e 200 euro rispettivamente a decorrere dal 1 giugno 2018 e 1 giugno 2019 da utilizzare antro il 31 maggio dell’anno successivo.” Un contributo quindi, destinato a pesare in modo positivo non solo sulla quotidianità del lavoratore al di fuori dell’azienda, ma anche all’intero dell’azienda stessa.

Welfare metalmeccanici come funziona

Come funziona quindi il welfare aziendale all’interno del contratto nazionale dei metalmeccanici? Va evidenziato innanzitutto che quando parliamo di welfare si parla per lo più di sconti fiscali, ma anche di un trattamento che ha una certa utilità dal punto di vista anche sociale. Il flexible benefit da in più una maggiore possibilità di scelta al datore di lavoro e di conseguenza al lavoratore stesso. Vediamo quindi come funziona.

A partire dal 1 giugno 2017 le aziende, che avranno già definito il processo di erogazione dei flexible benefit, dovranno metterli a disposizione dei lavoratori con un’offerta di beni e servizi che abbiano un costo massimo annuo di euro 100 per il primo anno, quindi per il 2017, ma che andranno ad elevarsi a 150 euro nel 2018 e 200 euro nel 2019, sempre in data 1 giugno. Tali benefit dovranno essere fruiti entro il 31 maggio dell’anno successivo, questi valori includono eventuali costi fiscali che sono a carico dell’azienda.

Cosa comporta questo per le aziende? Poiché il benefit è un diritto del lavoratore e un dovere dell’azienda, questa dovrà dimostrare di aver adempiuto a tale onere. Qualora l’azienda fosse inadempiente, il lavoratore potrà ricorrere in sede giudiziale e ottenere una differenza retributiva. Non è tutto però, perché il mancato adempimento all’erogazione del benefit, viene anche considerata una condotta antisindacale da parte del datore di lavoro che per forza del giudice potrebbe essere indotto al pagamento di una sanzione e all’adempimento dell’onere del benefit.

Chi decide i benefit da erogare?

Un’adeguata politica di welfare si deve basare su due fondamentali aspetti: la conoscenza dei lavoratori e dei loro bisogni da parte del datore di lavoro e una corretta comunicazione tra questi e i propri dipendenti. Cosa significa? Significa che se un dipendente non ha famiglia, sarà ben inutile mettere nel suo paniere dei benefit dei rimborsi per le spese di studio dei figli, che non ha. Allo stesso modo inutile mettere a disposizione dei propri dipendenti un budget per l’assistenza sanitaria integrativa se sappiamo già che non ne usufruiranno. Insomma, alla fine si tratta di buon senso. Il datore di lavoro deve condurre un’accurata indagine all’interno della sua azienda e mettere a disposizione una lista di benefit, tra quelli più graditi, ai propri dipendenti. Non solo, secondo la circolare Federmeccanica del 1 marzo 2017, in quelle aziende nelle quali è costituita la RSU, si dovrà effettuare  un confronto atto a individuare le esigenze dei lavoratori, in virtù di quello che è l’ambito territoriale e l’organizzazione aziendale.

Chi può beneficiare dei benefit

Potranno beneficiare dei benefit i lavoratori con contratto a tempo indeterminato e determinato, in questo secondo caso, però, devono aver maturato almeno 3 mesi di anzianità di servizio, anche se non consecutivi, nel corso di ogni anno che va dal 1 gennaio al 31 dicembre.

Non possono beneficiare dei benefit i lavoratori in aspettativa non retribuita o indennizzata nel periodo incluso tra il 1 giugno e il 31 dicembre di ciascun anno.

Quali sono i benefit fruibili

Anche nel caso dei lavoratori del settore metalmeccanico la scelta è ampia, si va dai buoni spesa alle occasioni di relax convertendo i benefit in voucher salabam ma anche istruzione e educazione, quindi corsi di lingue, così come servizi ricreativi come abbonamenti a palestre o teatri, fino all’assistenza sociale, quindi case di riposo, assistenza domiciliare e, ovviamente, anche benefit di culto, quindi viaggi spirituali e pellegrinaggi.

Per maggiori informazioni su come offrire viaggi all’interno del welfare per la tua azienda, compila il form qui sotto e ti contatteremo.

 

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