Istruzione e formazione: anche i libri all’interno dei benefit nel Welfare Aziendale

La Legge di Bilancio 2017 ha sancito l’ampliamento delle tipologie di attività e prodotti che un dipendente può scegliere come premio di produzione, potenziando di fatto il ruolo della politica di welfare aziendale e dei benefit derivanti. A utilizzare questi incentivi sono state per prime le aziende estere, in particolar modo americane e britanniche, ma fortunatamente il fenomeno è in rapida diffusione anche nel nostro Paese. Purtroppo, pur essendo una pratica in aumento, le politiche di welfare latitano all’interno di molte aziende. Addirittura il 70,2% delle aziende non sa cosa sia un flexible benefit, mentre il 24% ne è a conoscenza, ma non ne ha approfondito i vantaggi e le modalità di utilizzo. Solo il 5,8% delle aziende ritiene di avere una conoscenza approfondita di tutto quello che deriva dall’uso dei benefit per i propri dipendenti.

Cosa ha capito quindi chi ha deciso di sfruttare la politica dei welfare aziendali? Che gratificare i propri dipendenti, incentivandoli a fare sempre del loro meglio è un enorme vantaggio per l’azienda. Non solo, in questo modo si ottiene anche il risultato di fidelizzare un dipendente, di renderlo “parte della famiglia” e quindi di avere non solo un buon lavoro e dei buoni risultati, ma anche dipendenti fedeli che lavorano con vero trasporto per la propria azienda.

Welfare aziendale sull’istruzione o denaro?

Per comprendere al meglio il meccanismo con cui vengono erogati i regali aziendali si deve necessariamente partire dal supposto che il dipendente può ricevere tanto premi in denaro quanto dei benefit di diversa natura. Il dipendente che deve ricevere un premio di produzione, quindi, si trova di fronte ad una scelta non del tutto facile, dovendo appunto decidere tra premio in denaro e benefit. Ovviamente tra i due c’è una considerevole differenza: accettando di ricevere la somma in denaro, infatti, a questa viene imposta un’aliquota sostitutiva forfettaria del 10%, quindi il dipendente premiato ha meno potere d’acquisto nell’immediato, ma di contro ha una pensione un po’ più corposa in futuro. Se il lavoratore decide di convertire il premio in benefit, invece, non deve corrispondere alcuna tassa, rinunciando però all’aliquota previdenziale. La scelta, come detto, non è scontata, ma dipende dalle esigenze del dipendente e della propria famiglia, che ne deve ponderare accuratamente i pro e i contro, anche tenendo conto delle alternative che l’azienda gli prospetta in termini di welfare.

I flexible benefits

formazione in aulaSicuramente lo scopo principale delle Legge di Bilancio 2017 è quello di agevolare la scelta verso i flexible benefits, aumentandone la flessibilità in tema di beni e servizi. Qual è l’orientamento dei lavoratori riguardo il welfare aziendale? Inutile dire che i viaggi aziendali e i soggiorni nelle capitali d’Europa o nelle città d’arte sono tra i benefit più apprezzati. Infatti un viaggio, come quelli fruibili con voucher Salabam, magari a scelta tra total relax e adventure alla scoperta di luoghi inediti, in Italia o all’estero, servono non solo come premio per un risultato ottenuto, ma anche, e forse soprattutto, come un’occasione per staccare dalla routine e ricaricare le pile per poi riprendere il lavoro con energia e nuovo vigore.

Tra i benefit più apprezzati vi sono inoltre una serie di servizi alla famiglia di cui il 36% dei dipendenti sceglie il rimborso di servizi scolastici, seguito dal 13% che si indirizza verso attività ricreative, tra cui anche lo sport (oltre ai già citati viaggi premio), mentre l’11% converte il premio in buoni d’acquisto. Previdenza e servizi sanitari si attestano rispettivamente all’8% e 4%.

Istruzione figli, un aiuto concreto per i dipendenti

Partiamo da un dato di fatto, che è diventato anche un problema costante per tutti i genitori: l’istruzione costa. Secondo Codacons la spesa media annua per ogni alunno si aggira attorno ai 1.100 euro, tra zaini, penne quaderni, ma soprattutto libri, senza parlare delle tasse universitarie, che sono un vero peso per le famiglie.  Si intuisce bene come ricevere un aiuto concreto da parte della propria azienda attraverso i premi di produzione, costituisca più di un sospiro di sollievo.

Con la Legge di Bilancio vengono incentivati anche quei benefit aziendali a sostegno dell’istruzione dei
figli a tutti i livelli, a partire dalle scuole materne fino alla formazione post universitaria, comprendendo anche le
spese per i viaggi di studio. Il welfare aziendale sull’istruzione è un’area di welfare ancora in fase embrionale in Italia, con un tasso di iniziativa
attualmente solo al 2,7%.

Rimborsi per le spese scolastiche e universitarie, asili nido aziendali con la retta pagata in parte dall’azienda, agevolazioni verso corsi di formazione, istituzione di borse di studio per i figli dei dipendenti in base ai voti scolastici, sono queste le soluzioni adottate, sopratutto da parte delle grandi aziende. Ogni dipendente ha un budget messo a disposizione dall’azienda, derivante dai premi aziendali convertiti secondo le politiche di welfare, e un ventaglio di benefit tra cui scegliere quello che più si presta alle proprie necessità.

Corsi e libri come benefit, ma sono anche un investimento

I premi al dipendente produttivo, in certe circostanze, possono essere anche un vero e proprio investimenti per l’azienda. Come? Facciamo un esempio molto semplice. Da qualche tempo la scuola ha erogato una speciale card di 500 euro agli insegnanti, la carta del docente. Questa carta può essere utilizzata sia per acquistare libri o device elettronici, quindi tablet, i-pad, pc, sia per acquistare corsi di formazione, come per esempio corsi sulla LIM, sull’uso dei tablet, ECDL  o di lingue. In questo modo non solo si da un premio al docente (in questo caso la carta docente è riservata solo ai docenti di ruolo e senza particolari meriti di “produzione”), ma al contempo l’azienda, che possiamo identificare con la scuola, investe sulla formazione dei suoi dipendenti (docenti).

Nelle aziende private accade la medesima cosa, l’azienda offre ai propri dipendenti la possibilità di acquistare libri o corsi di formazione che servono sia come incentivo per il dipendente, ma che sono anche e soprattutto un investimento per l’azienda. Pensiamo per esempio a un’azienda che interagisce anche con mercati esteri, non può certo permettersi di avere collaboratori e dipendenti che non sono in grado di comunicare con eventuali partner e clienti. Purtroppo però la situazione in Italia per quanto concerne la conoscenza delle lingue straniere è molto triste: sono pochissime le persone, rispetto alla popolazione totale, che sanno comunicare in inglese fluente, ancora meno quelle che conoscono due o più lingue.

Un dipendente che conosce una o più lingue straniere è, infatti, un valore aggiunto per qualsiasi azienda, e di contro il lavoratore acquisisce maggior peso sia all’interno della propria impresa, ma anche agli occhi di qualsiasi altra realtà alla quale potersi approcciare in futuro. Si capisce quindi quale sia il vantaggio per entrambi.

Ma non solo, perché vengono offerti anche corsi di formazione specifici. Pensiamo ad esempio a un’azienda che si apre a nuovi mercati, un grande incentivo per i dipendenti è offrire loro corsi di formazione ad hoc, per esempio quelli che insegnano a utilizzare nuove tecnologie, nuovi macchinari che consentono di migliorare la produzione. Anche in questo caso si può parlare di doppio beneficio e per il dipendente, che ha la possibilità di apprendere e migliorarsi, e per l’azienda che, grazie ai suoi dipendenti formati, può crescere.

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