Premio di produzione: benefit all’interno del welfare aziendali

Il premio di produzione costituisce un elemento aggiuntivo e integrativo alla normale retribuzione di base.  Un vero e proprio incentivo finalizzato principalmente ad aumentare l’impegno e la produttività lavorativa.

Premio produzione: la sua evoluzione nel tempo

I premi di produttività sono nati attorno agli anni ’60 come strumento correlato, appunto, alla produttività aziendale, il cui fine era quello di far contribuire i dipendenti alla crescita dell’azienda nella quale lavoravano, partecipando in prima persona ai progressi e ricevendo un compenso per i risultati ottenuti, insomma, in poche parole si trattava comunque di un incentivo e di un modo per far affezionare il lavoratore all’azienda affinché ne seguisse empaticamente le sorti. Negli anni questi premi, grazie alla loro ampia diffusione, si sono evoluti, inducendo la contrattazione aziendale a introdurre nuove tipologie come ad esempio i premi di bilancio, i premi di operosità o anche i premi di presenza, atti a combattere il fenomeno dell’assenteismo, fino ad arrivare ai premi di risultato che hanno come scopo quello di premiare il raggiungimento di un obiettivo come la professionalità e l’impegno del dipendente.

Nasce anche una distinzione tra premio di produttività e premio di redditività: il primo è il vero e proprio premio incentivante, determinato, quindi, dall’operato del lavoratore e legato, ad esempio, alla qualità di un prodotto o di un servizio, o al risparmio sui costi di produzione. Il premio di redditività, invece, dipende più dalle scelte strategiche dell’azienda, quindi ha dei parametri più slegati dal controllo del lavoratore, ma che si ripercuotono sulla redditività aziendale.

Premi di produttività 2017

La legge di bilancio 2017 ha introdotto nuove regole riguardo i premi di produttività, la tassazione sugli stessi e altre misure sul welfare aziendale. La tassazione agevolata rimane quantificata in dieci punti percentuale, ma sale il tetto massimo, da 2.000 a 3.000 euro, e da 2.500 a 4.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione di lavoro. La detassazione diventa totale se il lavoratore decide di convertire il bonus produttività in misure di welfare aziendale.

Secondo l’accordo dal primo gennaio 2017 tutte le aziende dovranno attivare a favore dei lavoratori, ad esempio nel nuovo contratto metalmeccanici, dei flexible benefit, come anche nuovi investimenti nella previdenza complementare, con eventuale versamento di una parte del TFR da parte dell’azienda e del lavoratore stesso.

Assieme all’imposta agevolata sostitutiva dell’Irpef al 10% viene prevista anche una nuova regola, cioè l’estensione della platea di lavoratori subordinati beneficiari del regime di tassazione agevolata. Vengono, infatti, fissati nuovi limiti di reddito per beneficiare della detassazione dei premi produttività 2017.

Con la Legge di stabilità del 2016 erano stati erogati dal Governo 590 milioni di euro, e questi di aggiungono altri 560 milioni di euro per il biennio 2018-2019 come misure relative alla tassazione premio produzione, con tutto vantaggio dei lavoratori e delle aziende che potranno contare sull’aumento della produzione.

Vediamo ora come funziona l’erogazione dei premi di produttività in seguito alla Legge di bilancio 2017.

Retribuzione variabile per il lavoratore nei premi di produttività

Vi sono due diverse modalità per erogare il premio di produttività 2017: la prima consiste in una maggiorazione della retribuzione che dipende proprio dalla produttività, dall’efficienza e dalla qualità, e deve avere delle caratteristiche ben precise, cioè dev’essere perfettamente misurabile in base a precisi parametri riguardanti, ad esempio il fatturato o l’incremento delle vendite, e non può essere un importo fisso, ma variabile. Altra modalità per l’erogazione dei premi di risultato è attraverso delle somme assegnate sotto forma di partecipazione agli utili di impresa.

Per usufruire della detassazione Irpef con imposta sostitutiva del 10% il contratto, che prevede il premio di risultato o la componente variabile in base al risultato, dev’essere depositato entro trenta giorni dalla sottoscrizione presso la Direzione Provinciale del Lavoro.

Regole e importi e tassazione premio produzione

Come già accennato l’aliquota Irpef del 10% del 2017 si applica agli importi si 3.000 euro lordi, o, in caso coinvolgimento paritetico del lavoratori dipendenti, fino a 4.000 euro lordi. Per accedere a questo regime di tassazione non bisogna superare gli 80 mila euro di reddito. Ricordiamo che il precedente limite si attestava a 50 mila euro di reddito dichiarato nell’anno precedente a quello di percezione del premio. Inoltre nel recente DL 50/2017 si parla sempre di premi di risultato, stabilendo che per il primi ottocento euro vi sia una totale decontribuzione.

Welfare aziendale, detassazione totale

Una delle novità più interessanti riguarda la possibilità di convertire l’importo del premio di produzione in forme di welfare aziendale.  Si stabilisce che non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente, né sono soggetti ad imposta sostitutiva del 10% i servizi che rientrano nelle seguenti tipologie:

  • contributi riguardanti forme pensionistiche complementari, anche se superano il limite di deducibilità pari a 5.164,65 euro
  • contributi di assistenza sanitaria versati a enti o casse aventi esclusivamente fini assistenziali
  • azioni distribuite ai dipendenti con la condizione che non debbano essere riacquistate dalla società che le ha emesse o dal datore di lavoro o comunque  che non debbano essere cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione, anche oltre il limite di esenzione pari a 2.065,83 euro

Per quanto riguarda il welfare aziendale rientrano tra le agevolazioni i seguenti trattamenti:

  • prestazioni a sostegno di istruzione, educazione, assistenza sociale e sanitaria anche per anziani e disabili, servizi asili nido, borse di studio a familiari
  • cessione di prodotti dell’azienda al valore normale
  • contributi ad enti o casse a fini assistenziali
  • contributi versati al fondo di previdenza complementare

Quindi la nuova normativa, come si nota, incentiva anche la previdenza complementare, l’assistenza sanitaria integrativa e gli investimenti per azioni e per i dipendenti che decideranno di avvalersi di questa conversione dei premi di produzione, il valore percepito sarà totalmente esentasse e non rientra nel tetto massimo per il calcolo delle esenzioni.

Inoltre, sempre da gennaio 2017 non saranno imponibili anche i contributi e premi versati dal datore di lavoro per le polizze long term care, cioè quelle polizze accese per la perdita dell’autosufficienza con copertura di spese sanitarie e cure, e le polizze dread disease per malattie quali ad esempio infarto, ictus cerebrale, malattie che richiedono trapianto di organi.

Nuova Legge di bilancio 2017: le novità

Come abbiamo visto la nuova Legge di bilancio 2017 ha importanti novità riguardo i premi di produzione, che si sono evoluti sempre più contestualmente all’innovazione lavorativa e all’ammodernamento sociale. Ma sono già nate le prime controversie a riguardo. Infatti chi ha beneficiato del risparmio dell’imposta sostitutiva del 10% convertendo i premi aziendali in benefit per pagare asili o scuole, sembra che non possa avvalersi delle detrazioni del 19%.

Per quanto riguarda le statistiche dalle prime stime risulterebbe che il 36% per cento dei lavoratori ha chiesto il rimborso spese per i servizi scolastici, il 13% per attività ricreativesportive e viaggi, l’11% per buoni acquisto. E ancora: l’8% per la previdenza complementare, il 4% per l’assistenza sanitaria e il 3% per trasporti e mobilità.  Quindi la tendenza dei lavoratori è stata quella di scegliere l’opzione di convertire il premio di produttività in servizi di welfare, pensando soprattutto a quelli immediatamente utilizzabili e che rappresentino un sostegno al reddito.

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