Buono Welfare: il bonus obbligatorio nella contrattazione collettiva

Sei davvero sicuro di sapere proprio tutto sul welfare aziendale? Ok, se la risposta è sì, facciamo un veloce ripasso assieme, se la risposta è no, in questo posto ti spieghiamo cos’è il buono welfare, a chi interessa, come si utilizza e le sue caratteristiche.

Sicuramente ti sei reso conto che la politica del welfare aziendale è sempre più diffusa e si sta ampiamente espandendo anche in Italia, soprattutto adesso che è il momento di fare i regali di Natale a dipendenti, collaboratori e clienti, ma la terminologia che riguarda questo settore, fatta per lo più di vocaboli o locuzioni straniere, non è sempre e per tutti così chiara. Abbiamo già visto alcuni termini molto utilizzati e che abbiamo esaminato nel post precedente, qui invece vediamo di fare chiarezza su cosa è e come si usa il buono welfare.

Cos’è e come nasce il buono welfare

Le politiche di welfare aziendale bene o male sono un argomento abbastanza noto, ma ancora c’è un po’ di confusione tra fringe benefits, buoni welfare, panieri di benefit, regali aziendali, termini che in certi casi indicano un piano di azioni che convergono l’una nell’altra o che sono comunque correlate. Se analizziamo però il termine buono welfare, scopriamo che si tratta di uno strumento messo a disposizione del datore di lavoro per erogare determinati benefit ai suoi dipendenti.

Questo in parole molto semplici. In realtà però il buono welfare è un documento di legittimazione e che quindi serve, secondo la legge (art. 2002 c.c.) serve a “identificare l’avente diritto alla prestazione, o a consentire il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme proprie della cessione”. Da questa definizione, dunque, si evince che il buono welfare non è assolutamente assimilabile a un’erogazione in denaro, come da circolare n. 28/E dell’Agenzia delle Entrate, dove si spiega a chiare lettere come i buoni welfare non si possano configurare come denaro.

L’idea del buono welfare viene “presa in prestito” dalla Francia, esattamente dal CESU, Cheque Emploi Service Universel, l’assegno  universale per l’acquisto e la remunerazione dei sevizi alla persona e che in Francia è stato introdotto già nel 2006 con la legge del 26 luglio n. 841. Grazie a questo strumento, numerosi dipendenti francesi hanno potuto accedere a diverse prestazioni relative ai servizi alle persone, servizi per chi non è autosufficiente, servizi sanitari con diversi benefici fiscali.

E in Italia?

In Italia dobbiamo arrivare alla Legge di Stabilità del 2016 per vedere normato l’utilizzo dei buoni welfare. Al comma 3-bis dell’art. 51 del Tuir dice: “Ai fini dell’applicazione dei commi 2 e 3, l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale.”

L’introduzione di questo nuovo strumento per i datori di lavoro, quindi, consente soprattutto alle piccole e medie realtà di poter applicare le politiche di welfare aziendale contenendo quelli che sono i costi di gestione. Infatti, le grandi aziende possono affidare la gestione dei panieri di benefit che contemplano i diversi premi di produzione o comunque regali aziendali in generale, ai provider esterni che si occupano di scegliere quelli più adatti e coerenti alla vision e alla mission dell’azienda.

Per le PMI, invece, tutta questa struttura non solo non è necessaria, ma diventa un costo che si può evitare, e in questo modo, grazie ai buoni welfare, si può dato che i benefit possono essere gestiti internamente.

I vantaggi dei buoni welfare

Grazie a questo strumento, inoltre, i dipendenti possono beneficiare di diversi servizi totalmente detassati, il che è una cosa assolutamente da mettere in rilievo. Il buono welfare, infatti, non è un’erogazione in denaro e pertanto può godere totalmente di quelle che sono le agevolazioni fiscali e contributive che sono previste nei commi 2 e 3 sempre dell’art. 51 del Tuir. Il buono ha le seguenti caratteristiche e vincoli:

  • Secondo l’art. 6 comma 1 del Decreto Interministeriale del 25 marzo 2016, emanato dal Ministero del Lavoro, i buoni welfare “non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dare diritto a un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare”.
  • Può essere in formato cartaceo o elettronico
  • Deve essere nominativo
  • Non è cedibile a terzi
  • Non è monetizzabile
  • Da diritto a un solo bene, servizio o opera per l’intero valore nominale, senza alcuna integrazione a carico del lavoratore.

Buono welfare multi-servizio

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Questo tipo di buono è un’eccezione alla regola. Infatti, è una deroga al comma 2 dell’art. 6 che impone il divieto di cumulo. Se l’importo complessivo del benefit è inferiore ai 258,23 euro (ricordi la soglia economica riservata al finge benefit?) si può utilizzare un unico buono welfare per fruire di diversi benefit, se tuttavia si eccede, l’importo concorrerà a quella che è la determinazione del reddito del lavoro dipendente. In questo calcolo si includono anche i fringe benefit.

Contrattazione collettiva e bonus welfare

Grazie alla semplificazione introdotta dai buoni welfare, sono aumentati i contratti di secondo livello che prevedono l’erogazione di benefit, come un premio produzione e regali aziendali. Il CCNL metalmeccanici, per esempio, ha fatto scuola. All’art. 17, sezione Quarta, Titolo IV, dice che a partire dal 1° giugno 2017 i lavoratori dovranno fruire di beni e servizi per un valore di:

  • 100 euro nel 2017
  • 150 nel 2018
  • 200 nel 2019

Molte aziende hanno così optato per il buono welfare, che sia un buono spesa o carburante, ma anche un voucher viaggi.

Il voucher come benefit aziendale

Anche scegliere i voucher da spendere in un soggiorno vacanza è un’idea che piace molto ai lavoratori. Forse ti stai chiedendo cosa ci sia di tanto speciale in un viaggio. Ebbene, non è solo il viaggio in sé che diventa un benefit ambito e desiderato, ma è la sua essenza. Il viaggio è vivere un sogno, soprattutto per tutti quei lavoratori che per impegni di lavoro o per altre priorità, non possono partire di frequente. Un viaggio aziendale diventa così l’occasione perfetta per spendere del tempo con le persone care o per pensare a se stessi in una pausa benessere, o alla scoperte della natura, delle città d’arte, delle capitali europee.

Salabam da la possibilità di scegliere tra tutte queste possibilità. Grazie all’idea di Marco Mazza, l’azienda mette a disposizione dei datori di lavoro dei pacchetti viaggio totalmente modulabili sulle necessità dell’azienda, ma è il dipendente che alla fine sceglie in base al budget a disposizione, la sua meta. Ci sono oltre 400 mila strutture dove pernottare e si può prenotare il soggiorno oggi e partire anche domani, più facile di così!

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